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Articoli con tag ‘zucchero a velo’

Monte Bianco: castagne, panna ed eleganza

Monte bianco è il nome di fantasia dato, in cucina e dai pasticceri, a composizioni diversissime tra loro per ciò che concerne i componenti, ma aventi tutte lo stesso aspetto di “montagnola” dal colore candido: più che di ricette, si tratta di presentazioni che, con una certa dose di fantasia, possono ricordare una cima coperta di neve.

In Italia, due vivande vengono indicate sulle liste dei ristoranti con questo nome: il baccalà ridotto a piccoli pezzi e disposto nel piatto come si è detto (e in tal caso, il “monte” è bianco anche all’interno), e la purea di castagne, coperta di chantilly.

Il Monte bianco di castagne deve essere consumato immediatamente altrimenti la “neve” si stacca e diminuisce di volume, specie se il dolce viene conservato in frigorifero.

Tale preparazione può essere trasformata in un vulcano sotto la neve inserendo sulla cima una scodellina metallica contenente un batuffolo di coltone idrofilo imbevuto di alcol puro, da incendiare al momento del servizio (da evitare, perchè velenoso, l’alcol denaturato).

Preparare questo dolce è un pò complesso ma i risultati vi ripagheranno in pieno delle vostre fatiche!

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Una semplice e gustosa merenda direttamente dall’America: Almond Cake

Il mandorlo è una pianta originaria dell’Asia che ancora cresce spontanea in alcune regioni del Caucaso o in Grecia. Ai Romani va il merito di averla trapiantata in Italia, ed oggi è abbondantemente coltivata in tutto il bacino mediterraneo.

Si distinguono due tipi di mandorle, le dolci e le amare: di uso alimentare le prime, mentre le seconde, usate perlopiù in farmacia, sono velenose, se ingerite, a causa della presenza di un glucoside che contiene acido cianidrico. Le mandorle amare vengono anche usate per la fabbricazione di profumi e medicamenti. Se di quelle dolci si fa un largo uso domestico, il loro maggiore impiego si ha nell’industria dolciaria, per confetti, cioccolato ecc.

Nella cucina europea però, le mandorle hanno impiego limitato: la ricetta più nota è quella francese della trota al burro con mandorle. Maggiore l’utilizzazione nelle gastronomie orientali, soprattutto quella cinese. Ma dove questo frutto appare insostituibile è nella pasticceria, specie di tipo mediterraneo, che dà un posto preminente agli impasti a base di questi frutti.

In pasticceria le mandorle vengono impiegate in quattro modi. Anzitutto intere, tali e quali oppure tostate e, in seguito, coperte di zucchero fuso (pralinate), o anche, per accompagnare bevande alcoliche, di sale fino, sfilettate; vi è poi la polvere o farina di mandorle, ottenuta macinando i frutti tostati e pralinati; infine, il derivato che offre una grande scelta di possibilità di impiego, ossia la pasta di mandorle.

Le mandorle sono frutti deliziosi che possono essere utilizzati per accompagnare un pranzo, una cena o una merenda. E proprio quest’ultima che sarà davvero speciale se avrà come protagonista una deliziosa torta di mandorle, preparata secondo la tradizione d’oltre oceano.

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La meringa: un dolce friabile e leggerissimo

MeringheNel linguaggio tecnico, il nome meringa indica uno degli impasti di base della pasticceria, formato da albume d’uovo, montato a neve molto ferma, e zucchero a velo, cotto poi al forno fino ad ottenere, eliminando l’umidità, un composto molto secco, friabile, leggerissimo, usato come base per torte e gelati, soprattutto se si impiega la panna montata, oppure modellato per ottenere, dopo la cottura, dei pezzi di piccola pasticceria a forma di mezze sfere.

Sono appunto queste mezze sfere di meringa che, accoppiate a due a due con una cucchiaita di chantilly montata molto ferma, vengono generalmente chiamate meringhe.

Vengono in genere preparate al momento di servirle e vanno consumate subito.

Volendo si può completare la composizione mescolando alla panna pochi pezzettini di candito o cioccolata amara, e cospargendola con pochissimo cacao in polvere.

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Ricetta base per la pasta frolla

pasta-frollaLa pasta frolla è una delle preparazioni di base più conosciute ed utilizzate, grazie alla sua facile e rapida preparazione e alla versatilità che offre per poter sbizzarrire la fantasia nel campo dei dolci. La pasta frolla, infatti, oltre ad essere utilizzata per creare dei deliziosi biscotti, viene spesso usata in pasticceria per la realizzazione di crostate fatte con i frutti cotti insieme alla pasta come: mele, prugne, ciliegie, pesche. La preparazione della pasta frolla è molto semplice, ma allo stesso tempo bisogna apprestare delle piccole attenzioni per la sua buona riuscita. Continua »

La Crostata: nutella o marmellata?

crostataLa Crostata è una torta golosa e molto semplice da realizzare. La particolarità di questo dolce è che si può utilizzare il ripieno che più si preferisce, ad esempio nutella o marmellata a vostro gusto. Tralaltro la Crostata è un dolce semplice ma che allo stasso tempo sarà sicuramente molto gradito da tutti. La crostata è senz’altro una torta ideale per la prima colazione e la merenda dei bambini, che va a nozze accompagnata da un bicchiere di latte, succo di frutta o da una fresca spremuta d’arancia. Continua »

Torta sabbiata, dolce rustico con mandorle e noci

tortasabbiosa Sabbiata è un termine comune sia alla pasticceria italiana, sia francese che centro-europea (sablè), per indicare un impasto dolce molto simile a quello della pasta frolla, ma che , cuocendo, dà una composizione friabile e, come dice il nome, tale da ricordare la sabbia “lavorata” per gioco sulla spiaggia, facilmente sgretolabile.

In Italia la torta sabbiata (o sabbiosa, in alcune città) è un dolce piuttosto rustico, anche nell’aspetto, che ricorda altri dolci più duri e compatti, come la sbrisolona mantovana.

In Francia e altrove, i sablès sono invece dei biscotti o dei pasticcini cotti al forno, talvolta farciti, o con un impasto arricchito con mandorle e noci, decorati con la stessa frutta secca. Sono dolci a media conservazione, che migliorano di gusto e friabilità nei primi due o tre giorni dopo la cottura e possono essere conservati, in scatole di metallo, per qualche settimana, purchè collocati in un luogo fresco e asciutto.

E’ preferibile servire la torta sabbiata un giorno o due dopo la cottura; ciò la rende un perfetto dolce da avere in casa anche in caso dell’arrivo di ospiti inattesi.

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Sorbetto al limone, semplice e rinfrescante

sorbettoallimone Con il termine sorbetto si indicano, in gelateria, le composizioni “magre”, e cioè prive di panna e uova. Il sorbetto infatti è preparato di massima con una purea o un succo di frutta, con caffè, tè o altro, mescolati ad uno sciroppo di zucchero. In alcuni casi si adopera anche il vino o il liquore diluito, come nel punch alla romana.

Il sorbetto (il nome ha origine araba: sarebbero stati appunto gli Arabi a farlo conoscere ai Siciliani) è molto più leggero di un gelato a base di crema: per questo, nei grandi menù dell’Ottocento, veniva servito a metà banchetto, con la convinzione che il processo digestivo fosse così agevolato.

La preparazione casalinga del sorbetto, per quanto laboriosa, è più facile di quella dei gelati. Il sorbetto può anche essere fatto condensare, nella gelatiera elettrica o nel freezer, in modo da ottenere un composto omogeneo risultante dalla massa di cristalli minuti, oppure una massa di cristalli di ghiaccio di misura maggiore, tanto che a volte la parte acquosa risulta separata da quella di base, che ha punti di condensazione a freddo diversi: si hanno così le granite o le cremolate, simili – ma più raffinate – alle bibite che si ottengono aggiungendo uno sciroppo al ghiaccio tritato.

Il sorbetto al limone è una preparazione che viene tipicamente servita durante i pranzi a base di pesce con la funzione di rinfrescare il palato. Può essere semplicemente preparato in casa, anche senza l’ausilio di una gelatiera.

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Ricetta per i savoiardi fatti in casa

Savoiardi Il savoiardo è un biscotto tenero, leggero, il cui nome deriva probabilmente, più che da una attribuzione territoriale, dal ricordo del periodo in cui la Savoia faceva parte del Regno Sardo, e risentiva dell’influenza della pasticceria piemontese. Sono biscotti molto adatti ad essere inzuppati con liquori diluiti con sciroppo di zucchero, zabaione o simili, oppure a formare la base di dolci al cucchaio. Poichè  assorbono rapidamente anche l’umidità dell’aria, vanno conservati in barattoli o scatole di latta a tenuta stagna.

Per lo stesso motivo occorre tenerli lontani da quanto potrebbe trasmettere ad essi odori e aromi.

Si possono servire i savoiardi anche con la prima colazione, specie con cioccolata in tazza.

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Arance ripiene alla siciliana

arance-biondeLe piante di arancio, come tutti gli agrumi, crescono sulle coste mediterranee o in zone a clima similare. In Italia le condizioni ottimali per la coltivazione si hanno soprattutto in Sicilia, ma anche in Campania, in  Calabria, in Sardegna, nel lazio e in Liguria; una modesta produzione si ha anche sulla riviera occidentale del Lago di Garda. I principali produttori mondiali sono gli Stati Uniti d’America e, nel baacino del Mediterraneo, la Spagna e Israele.

Per il suo particolare sapore, l’arancia trova, si può dire da sempre, largo impiego in pasticceria, dove si utilizzano non solo la polpa e il succo – quest’ultimo anche per bibite e sorbetti – ma anche la buccia, molto aromatica, che viene candita, in modo da poterla unire ad impasti di torte, o ricoperta di cioccolata, per preparare piccoli dolci adatti anche ad un fuori tavola (le “scorzette“). Ci si avvale non solo di arance dolci, ma anche di quelle amare; da queste ultime si ottiene una speciale marmellata, l’unica cui gli inglesi riservano, appunto, la denominazione di marmelade (con le qualifiche di Sevilla, per indicare l’origine spagnola, o vintage) mentre le altre confetture, compresa quella dolce di arance, hanno il nome di jam. Negli ultimi tempi, anche se in diversi casi si tratta di ricette antiche, è di moda servirsi dell’arancia come elemento per piatti salati: merito, soprattutto, della famosa anatra all’arancia, presentata dai francesi come preparazione d’alta cucina.

Una gustoso modo per assaporare le arance è farle ripiene alla siciliana.

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Pesche Melba, gustoso connubio tra gelato e pesche

nl0110_melba1_lgNel panorama gastronomico mondiale esistono dei piatti che tutti conoscono e che tutti mangiano da tempo immemore. Una Saint’Honorè, ad esempio, non ci si chiede neanche dove, come e da chi è stata inventata; ci si limita a mangiarla. E con molto gusto.

A volte però, ci sono alcuni nomi che stuzzicano la curiosità più di altri, alcune nomenclature che non ci fanno pensare neanche a delle persone in carne ed ossa. Ed è questo il caso del soprano Nellì Melba.

Nacque nel 1861 in Australia e nel 1892 debuttò al Covent Garden di Londra nel “Lohengrin” di Wagner. Gli ammiratori organizzarono per lei, dopo lo spettacolo, un banchetto di gala al Savoy Hotel e chiesero allo chef di preparare un dolce speciale per l’avvenimento che rinfrescasse la preziosa ugola del soprano.

Ovviamente al Savoy non c’era uno chef qualunque ma Mister Auguste Escoffier: egli, prendendo spunto dal cigno del Lohengrin, riempì di gelato una grande coppa in forma di cigno, depose sul gelato delle mezze pesche fatte cuocere in sciroppo di zucchero e decorò con una purea di lamponi freschi. Chiamò tale composizione pesche Lohengrin ma, quella sera, a tavola, tutti le ribattezzarono pesche Melba.

Nellì Melba morì nel 1931 ma ancora oggi, più o meno consapevolmente, viene ricordata ogni qual volta che gelato, pesche e lamponi si uniscono per dar vita a una delle ricette più famose della pasticceria internazionale.

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