Archivio tag: Uova

Aggiungere fantasia alle tagliatelle con l’effetto paglia e fieno

“Paglia e Fieno” è un nome di fantasia e grande successo lanciato qualche decennio fa dalle trattorie caratteristiche. Si tratta di fettuccine – o tagliatelle, tagliolini, lasagnette e simili – per metà all’uovo, normali, e per l’altra metà all’uovo e spinaci, cotte insieme e condite di solito “in bianco”, con un accostamento dei due colori, il giallo chiaro e il verde, gradevole e tale da ricordare, appunto, la paglia secca e il fieno.

E’ un abbinamento che figura già, da sempre, nelle lasagne alla bolognese, in cui si alternano strati di sfoglia gialla e verde, e ha valore soprattutto per l’occhio, in quanto, così  frammiste, le tagliatelle, condite nello stesso modo, hanno press’a poco il medesimo gusto.

E’ un piatto disapprovato dai tradizionalisti, che vedono in esso una specie di utilizzazione degli avanzi, conditi, per di più, con elementi estranei (specie la panna) alle regole fondamentali della cucina italiana.

Le tagliatelle paglia e fieno possono essere preparate in casa, come qualsiasi pasta fresca, oppure con pasta secca acquistata già pronta.

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Mozzarella in carrozza, piatto semplice e versatile

La mozzarella è un formaggio fresco, prodotto secondo la formula più antica, solo con latte di bufala. Fino a qualche decennio addietro la mozzarella veniva prodotta artigianalmente in alcune località dell’Italia centro-meridonale – specie nelle pianure del Lazio, in Campania ed in Puglia – per essere consumata immediatamente sul posto.

Per tradzione la si considera anche un formaggio da cucina, specie per le pizze, la mozzerella in carrozza e i supplì “al telefono”, certi piatti al gratin. La mozzarella si usa anche per completare insalate miste.

In certe regioni, come nel Lazio, questo formaggio conserva talvolta il suo antico nome di “provatura”, riservato però solo alle mozzarelle preparate con latte di bufala.

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Mousse al cioccolato, classica e d’effetto

Mousse è il nome dato dalla cucina classica a quelle che, in italiano, si definiscono spume, e cioè delle composizioni, preparate con una base montata con panna o burro, che possono essere dolci o salate.

Le mousses, debbono essere, nonostante l’alto valore nutritivo dei componenti, leggere e soffici.

Le mousses dolci si preparano con uova e zucchero, cotti per breve tempo, con l’aggiunta degli albumi montati a neve, o con panna montata, il tutto insaporito da cioccolato, fragole, liquori ecc. Vanno servite gelate, come un semifreddo, del quale hanno la consistenza.

Si preparano poco prima d’esser servite, e non si prestano ad essere trasportate: è bene conservarle fino all’ultimo in frigorigero e servirle su piattini fatti raffreddare.

La mousse più famosa e tradizionale è, indubbiamente, quella al cioccolato, vediamo di prepararla insieme.

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Cotolette del tassista, un modo insolito di utilizzare la mortadella

La mortadella è un insaccato tipicamente italiano a basa di carne triturata suina e bovina o solamente suina.

Due ipotesi sono state formulate per spiegare l’origine di un nome così inconsueto in salumeria. La prima, più credibile, è collegata al fatto che i lavoranti della corporazione bologhese dei “salaroli”, ossia dei salumieri, pestavano le carni a lungo nel mortaio fino a ridurle ad un impasto roseo ed omogeneo, da mescolare poi con i cubetti di lardo e il pepe in grani; la seconda, esposta in qualche storia francese della cucina, si collegherebbe con l’abitudine di profumare l’impasto con bacche di mirto ( e quindi, il nome esatto dovrebbe essere mirtadella). Ma tale aggiunta di bacche aromatiche non figura in nessun ricettario: la sola variante alla preparazione tradizionale  è quella, in certe province italiane, di pistacchi verdi.

La mortadella è una specialità tipicamente bolognese; ma tutti i salumifici ne producono in quantità enormi. Si tratta infatti del salume più venduto in Italia: ragioni di tale successo sono il costo, basso rispetto a quello di altri insaccati, e il sapore gradevole.

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Omelette, un classico della cucina francese

L’omelette è una frittata di due o più uova (uno chef abile può arrivare ad otto, ma in casa è bene non superare le quattro o al massimo le sei) che, nell’ultima fase di cottura, viene ripiegata in due, come un grosso raviolo, o in tre parti, in modo da racchiudere una guarnizione, se la ricetta la prescrive, o semplicemente per conservare l’omelette morbida e “bavosa” nell’interno, mentre la superficie è leggermente dorata.

Il nome, secondo l’Academie des Gastronomes, verrebbe da un piatto dell’antica Roma, una frittata di uova e miele, detta ovamellita; nel Cinquecento, a Firenze, l’omelette era chiamata, per la sua forma “pesce d’uova” (nome che mantiene ancora oggi nella Sicilia orientale).

Per cuocere un’omelette occorre una padella di ferro (non lavata ma pulita con carta da cucina) o di materiale antiaderente leggermente unta d’olio o di burro.

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Una semplice e gustosa merenda direttamente dall’America: Almond Cake

Il mandorlo è una pianta originaria dell’Asia che ancora cresce spontanea in alcune regioni del Caucaso o in Grecia. Ai Romani va il merito di averla trapiantata in Italia, ed oggi è abbondantemente coltivata in tutto il bacino mediterraneo.

Si distinguono due tipi di mandorle, le dolci e le amare: di uso alimentare le prime, mentre le seconde, usate perlopiù in farmacia, sono velenose, se ingerite, a causa della presenza di un glucoside che contiene acido cianidrico. Le mandorle amare vengono anche usate per la fabbricazione di profumi e medicamenti. Se di quelle dolci si fa un largo uso domestico, il loro maggiore impiego si ha nell’industria dolciaria, per confetti, cioccolato ecc.

Nella cucina europea però, le mandorle hanno impiego limitato: la ricetta più nota è quella francese della trota al burro con mandorle. Maggiore l’utilizzazione nelle gastronomie orientali, soprattutto quella cinese. Ma dove questo frutto appare insostituibile è nella pasticceria, specie di tipo mediterraneo, che dà un posto preminente agli impasti a base di questi frutti.

In pasticceria le mandorle vengono impiegate in quattro modi. Anzitutto intere, tali e quali oppure tostate e, in seguito, coperte di zucchero fuso (pralinate), o anche, per accompagnare bevande alcoliche, di sale fino, sfilettate; vi è poi la polvere o farina di mandorle, ottenuta macinando i frutti tostati e pralinati; infine, il derivato che offre una grande scelta di possibilità di impiego, ossia la pasta di mandorle.

Le mandorle sono frutti deliziosi che possono essere utilizzati per accompagnare un pranzo, una cena o una merenda. E proprio quest’ultima che sarà davvero speciale se avrà come protagonista una deliziosa torta di mandorle, preparata secondo la tradizione d’oltre oceano.

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Ricette base, il Pan di Spagna all’italiana

pandispagnaPan di Spagna è il nome che in pasticceria si dà ad un impasto morbido e soffice, non lievitato, e cotto al forno. Lo si usa raramente da solo e viene piuttosto utilizzato per preparare dolci inzuppati, pasticcini, torte farcite.

La ricetta è antica e si trova in libri del Seicento ( fra gli altri quello del Tanara, “L’economia del cittadino in villa“).

E’ uno dei dolci più semplici, a base di uova, zucchero, fecola di patate che, appunto per la mancanza di altri ingredienti che ne eleverebbero il potere calorico, può essere usato in diverse occasioni. E’ indicatissimo nelle inappetenze dei bambini, nell’alimentazione di persone anziane, nei soggetti sottopeso e, in genere, nella dieta di tutti coloro che non riescono con la razione normale a raggiungere la quota di zuccheri di cui necessitano Continua a leggere

Torta sabbiata, dolce rustico con mandorle e noci

tortasabbiosa Sabbiata è un termine comune sia alla pasticceria italiana, sia francese che centro-europea (sablè), per indicare un impasto dolce molto simile a quello della pasta frolla, ma che , cuocendo, dà una composizione friabile e, come dice il nome, tale da ricordare la sabbia “lavorata” per gioco sulla spiaggia, facilmente sgretolabile.

In Italia la torta sabbiata (o sabbiosa, in alcune città) è un dolce piuttosto rustico, anche nell’aspetto, che ricorda altri dolci più duri e compatti, come la sbrisolona mantovana.

In Francia e altrove, i sablès sono invece dei biscotti o dei pasticcini cotti al forno, talvolta farciti, o con un impasto arricchito con mandorle e noci, decorati con la stessa frutta secca. Sono dolci a media conservazione, che migliorano di gusto e friabilità nei primi due o tre giorni dopo la cottura e possono essere conservati, in scatole di metallo, per qualche settimana, purchè collocati in un luogo fresco e asciutto.

E’ preferibile servire la torta sabbiata un giorno o due dopo la cottura; ciò la rende un perfetto dolce da avere in casa anche in caso dell’arrivo di ospiti inattesi.

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Torta vellutata al cocco, dessert da sogno

Il coccotortavellutatalcocco è una pianta originaria dell’arcipelago indonesiano e diffusa, nell’antichità, in tutta l’area del Pacifico.

Fu scoperta dagli europei grazie all’apporto di spagnoli e portoghesi che ne poterono apprezzare le qualità durante l’esplorazione delle coste dell’America centro- meridionale; dal 1525 cominciarono a coltivarlo diffondendolo anche sulle coste orientali.

Si tratta di una pianta che cresce su tutta la fascia tropicale e che è molto sensibile al freddo; anche piccoli abbassamenti di temperatura possono farla marcire dalle radici.

E’ inoltre soggetta all’attacco del Rynchophorus ferrugineus, noto come Punteruolo Rosso delle palme. Questo parassita originario dell’Asia, si è diffuso prima in Medio Oriente e successivamente nel bacino del Mediterraneo, provocando la devastazione di intere coltivazioni di palme.

Il cocco si presenta in dei frutti molto grandi detti noci, protetti da un rivestimento particolarmente duro e coperto da filamenti.

Si può utilizzare fresco, liofilizzato, sotto forma di latte o di crema, od anche di farina.

Si tratta di un alimento molto versatile, utilizzato sia in preparazioni dolci che salate, queste ultime particolarmente apprezzate soprattutto nella cucina bahiana.

Un’abbinamento particolarmente gustoso è quello con il cioccolato. E la torta vellutata al cocco ne è un ottimo esempio!

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Ricetta per i savoiardi fatti in casa

Savoiardi Il savoiardo è un biscotto tenero, leggero, il cui nome deriva probabilmente, più che da una attribuzione territoriale, dal ricordo del periodo in cui la Savoia faceva parte del Regno Sardo, e risentiva dell’influenza della pasticceria piemontese. Sono biscotti molto adatti ad essere inzuppati con liquori diluiti con sciroppo di zucchero, zabaione o simili, oppure a formare la base di dolci al cucchaio. Poichè  assorbono rapidamente anche l’umidità dell’aria, vanno conservati in barattoli o scatole di latta a tenuta stagna.

Per lo stesso motivo occorre tenerli lontani da quanto potrebbe trasmettere ad essi odori e aromi.

Si possono servire i savoiardi anche con la prima colazione, specie con cioccolata in tazza.

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