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Ricetta pumpkin pie la torta di Halloween

pumpking-pieLa Pumpkin pie è la tradizionale torta di Halloween americana, grazie alla grande disponibilità della zucca rossa è un dolce tipico di questo periodo autunnale.

Ecco come si prepara la ricetta della Pumpkin pie:

Preparate la pasta frolla in modo classico, impastando il burro e la farina e poi a poco a poco lo zucchero e poi le uova. Ottenuto il composto, avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare in frigo per 20 minuti.

Preparazione del ripieno:

Fate bollire molto bene la zucca rossa finché non sarà quasi sfatta e schiacciatela bene facendo uscire il liquido in eccesso. In un’altra terrina mescolate l’uovo con lo zucchero di canna e un pizzico di noce moscata e aggiungete la zucca e amalgamate il tutto. La panna deve essere montata a neve servirà per decorare la vostra fantastica pumpkin pie.

Siete adesso pronti per comporre la vera pumpkin pie.
Foderate la vostra tortiera da 20 cm di carta da forno spianate la pasta frolla assottigliata a circa mezzo centimetro, coprite bene gli angoli e tagliate la pasta in eccesso. Versate quindi la zucca al centro. Dopo aver preriscaldato il forno a 160° infornate per un’ora. Una volta cotta lasciatela raffreddare fuori dal forno e infine aggiungete la panna.

Buon appetito!

Aggiungere fantasia alle tagliatelle con l’effetto paglia e fieno

“Paglia e Fieno” è un nome di fantasia e grande successo lanciato qualche decennio fa dalle trattorie caratteristiche. Si tratta di fettuccine – o tagliatelle, tagliolini, lasagnette e simili – per metà all’uovo, normali, e per l’altra metà all’uovo e spinaci, cotte insieme e condite di solito “in bianco”, con un accostamento dei due colori, il giallo chiaro e il verde, gradevole e tale da ricordare, appunto, la paglia secca e il fieno.

E’ un abbinamento che figura già, da sempre, nelle lasagne alla bolognese, in cui si alternano strati di sfoglia gialla e verde, e ha valore soprattutto per l’occhio, in quanto, così  frammiste, le tagliatelle, condite nello stesso modo, hanno press’a poco il medesimo gusto.

E’ un piatto disapprovato dai tradizionalisti, che vedono in esso una specie di utilizzazione degli avanzi, conditi, per di più, con elementi estranei (specie la panna) alle regole fondamentali della cucina italiana.

Le tagliatelle paglia e fieno possono essere preparate in casa, come qualsiasi pasta fresca, oppure con pasta secca acquistata già pronta.

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Mousse al cioccolato, classica e d’effetto

Mousse è il nome dato dalla cucina classica a quelle che, in italiano, si definiscono spume, e cioè delle composizioni, preparate con una base montata con panna o burro, che possono essere dolci o salate.

Le mousses, debbono essere, nonostante l’alto valore nutritivo dei componenti, leggere e soffici.

Le mousses dolci si preparano con uova e zucchero, cotti per breve tempo, con l’aggiunta degli albumi montati a neve, o con panna montata, il tutto insaporito da cioccolato, fragole, liquori ecc. Vanno servite gelate, come un semifreddo, del quale hanno la consistenza.

Si preparano poco prima d’esser servite, e non si prestano ad essere trasportate: è bene conservarle fino all’ultimo in frigorigero e servirle su piattini fatti raffreddare.

La mousse più famosa e tradizionale è, indubbiamente, quella al cioccolato, vediamo di prepararla insieme.

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Una semplice e gustosa merenda direttamente dall’America: Almond Cake

Il mandorlo è una pianta originaria dell’Asia che ancora cresce spontanea in alcune regioni del Caucaso o in Grecia. Ai Romani va il merito di averla trapiantata in Italia, ed oggi è abbondantemente coltivata in tutto il bacino mediterraneo.

Si distinguono due tipi di mandorle, le dolci e le amare: di uso alimentare le prime, mentre le seconde, usate perlopiù in farmacia, sono velenose, se ingerite, a causa della presenza di un glucoside che contiene acido cianidrico. Le mandorle amare vengono anche usate per la fabbricazione di profumi e medicamenti. Se di quelle dolci si fa un largo uso domestico, il loro maggiore impiego si ha nell’industria dolciaria, per confetti, cioccolato ecc.

Nella cucina europea però, le mandorle hanno impiego limitato: la ricetta più nota è quella francese della trota al burro con mandorle. Maggiore l’utilizzazione nelle gastronomie orientali, soprattutto quella cinese. Ma dove questo frutto appare insostituibile è nella pasticceria, specie di tipo mediterraneo, che dà un posto preminente agli impasti a base di questi frutti.

In pasticceria le mandorle vengono impiegate in quattro modi. Anzitutto intere, tali e quali oppure tostate e, in seguito, coperte di zucchero fuso (pralinate), o anche, per accompagnare bevande alcoliche, di sale fino, sfilettate; vi è poi la polvere o farina di mandorle, ottenuta macinando i frutti tostati e pralinati; infine, il derivato che offre una grande scelta di possibilità di impiego, ossia la pasta di mandorle.

Le mandorle sono frutti deliziosi che possono essere utilizzati per accompagnare un pranzo, una cena o una merenda. E proprio quest’ultima che sarà davvero speciale se avrà come protagonista una deliziosa torta di mandorle, preparata secondo la tradizione d’oltre oceano.

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La meringa: un dolce friabile e leggerissimo

MeringheNel linguaggio tecnico, il nome meringa indica uno degli impasti di base della pasticceria, formato da albume d’uovo, montato a neve molto ferma, e zucchero a velo, cotto poi al forno fino ad ottenere, eliminando l’umidità, un composto molto secco, friabile, leggerissimo, usato come base per torte e gelati, soprattutto se si impiega la panna montata, oppure modellato per ottenere, dopo la cottura, dei pezzi di piccola pasticceria a forma di mezze sfere.

Sono appunto queste mezze sfere di meringa che, accoppiate a due a due con una cucchiaita di chantilly montata molto ferma, vengono generalmente chiamate meringhe.

Vengono in genere preparate al momento di servirle e vanno consumate subito.

Volendo si può completare la composizione mescolando alla panna pochi pezzettini di candito o cioccolata amara, e cospargendola con pochissimo cacao in polvere.

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Ricette base, il Pan di Spagna all’italiana

pandispagnaPan di Spagna è il nome che in pasticceria si dà ad un impasto morbido e soffice, non lievitato, e cotto al forno. Lo si usa raramente da solo e viene piuttosto utilizzato per preparare dolci inzuppati, pasticcini, torte farcite.

La ricetta è antica e si trova in libri del Seicento ( fra gli altri quello del Tanara, “L’economia del cittadino in villa“).

E’ uno dei dolci più semplici, a base di uova, zucchero, fecola di patate che, appunto per la mancanza di altri ingredienti che ne eleverebbero il potere calorico, può essere usato in diverse occasioni. E’ indicatissimo nelle inappetenze dei bambini, nell’alimentazione di persone anziane, nei soggetti sottopeso e, in genere, nella dieta di tutti coloro che non riescono con la razione normale a raggiungere la quota di zuccheri di cui necessitano Continua a leggere

Torta sabbiata, dolce rustico con mandorle e noci

tortasabbiosa Sabbiata è un termine comune sia alla pasticceria italiana, sia francese che centro-europea (sablè), per indicare un impasto dolce molto simile a quello della pasta frolla, ma che , cuocendo, dà una composizione friabile e, come dice il nome, tale da ricordare la sabbia “lavorata” per gioco sulla spiaggia, facilmente sgretolabile.

In Italia la torta sabbiata (o sabbiosa, in alcune città) è un dolce piuttosto rustico, anche nell’aspetto, che ricorda altri dolci più duri e compatti, come la sbrisolona mantovana.

In Francia e altrove, i sablès sono invece dei biscotti o dei pasticcini cotti al forno, talvolta farciti, o con un impasto arricchito con mandorle e noci, decorati con la stessa frutta secca. Sono dolci a media conservazione, che migliorano di gusto e friabilità nei primi due o tre giorni dopo la cottura e possono essere conservati, in scatole di metallo, per qualche settimana, purchè collocati in un luogo fresco e asciutto.

E’ preferibile servire la torta sabbiata un giorno o due dopo la cottura; ciò la rende un perfetto dolce da avere in casa anche in caso dell’arrivo di ospiti inattesi.

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Ricetta per i savoiardi fatti in casa

Savoiardi Il savoiardo è un biscotto tenero, leggero, il cui nome deriva probabilmente, più che da una attribuzione territoriale, dal ricordo del periodo in cui la Savoia faceva parte del Regno Sardo, e risentiva dell’influenza della pasticceria piemontese. Sono biscotti molto adatti ad essere inzuppati con liquori diluiti con sciroppo di zucchero, zabaione o simili, oppure a formare la base di dolci al cucchaio. Poichè  assorbono rapidamente anche l’umidità dell’aria, vanno conservati in barattoli o scatole di latta a tenuta stagna.

Per lo stesso motivo occorre tenerli lontani da quanto potrebbe trasmettere ad essi odori e aromi.

Si possono servire i savoiardi anche con la prima colazione, specie con cioccolata in tazza.

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Maionese, questa sconosciuta!

maioneseQuante volte abbiamo aperto un vasetto di maionese e abbiamo risolto qualche disastro culinario?

Questa piccola magia gastronomica spesso viene data per scontata e declassata a condimento dell’insalata di pollo o delle tartine. In realtà, trattasi di una delle salse-madri che caratterizzano la cucina internazionale nonché la più importante tra le salse fredde.

Secondo una fantasiosa leggenda avrebbe avuto origine e nome durante l’assedio di Port- Mahon, nelle isole Baleari, nel 1756, per merito del cuoco del maresciallo di Richelieu, che l’avrebbe “inventata” per condire la carne lessa avanzata. Ma gli storici della cucina spagnola Lujàn e Perucho testimoniano che nessuna traccia della leggenda risulta nei documenti ufficiali, mentre esiste, ed è opera di un poeta francese, il Lancelot, una poesia-ricetta che dà esatte indicazioni su come preparare la salsa, chiamata appunto mayonnaise.

La ricetta base, secondo Escoffier, è questa: sei rossi d’uovo, un litro d’olio, dieci grammi di sale, uno di pepe bianco, un “filo” di aceto sostituibile con poche gocce di succo di limone. Ma ricordiamoci che francesi e italiani hanno un diverso modo di vedere le cose in cucina e che, tra i nostri giorni e quelli del Maestro Escoffier c’è quasi un secolo in mezzo, con mutamenti profondi che hanno modificato il senso comune della… dietetica!

Se non ci vogliamo arrendere al vasetto acquistato nel supermercato sotto casa, possiamo stupire amici e familiari cercando di preparare in casa un’ottima maionese!

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Pesche Melba, gustoso connubio tra gelato e pesche

nl0110_melba1_lgNel panorama gastronomico mondiale esistono dei piatti che tutti conoscono e che tutti mangiano da tempo immemore. Una Saint’Honorè, ad esempio, non ci si chiede neanche dove, come e da chi è stata inventata; ci si limita a mangiarla. E con molto gusto.

A volte però, ci sono alcuni nomi che stuzzicano la curiosità più di altri, alcune nomenclature che non ci fanno pensare neanche a delle persone in carne ed ossa. Ed è questo il caso del soprano Nellì Melba.

Nacque nel 1861 in Australia e nel 1892 debuttò al Covent Garden di Londra nel “Lohengrin” di Wagner. Gli ammiratori organizzarono per lei, dopo lo spettacolo, un banchetto di gala al Savoy Hotel e chiesero allo chef di preparare un dolce speciale per l’avvenimento che rinfrescasse la preziosa ugola del soprano.

Ovviamente al Savoy non c’era uno chef qualunque ma Mister Auguste Escoffier: egli, prendendo spunto dal cigno del Lohengrin, riempì di gelato una grande coppa in forma di cigno, depose sul gelato delle mezze pesche fatte cuocere in sciroppo di zucchero e decorò con una purea di lamponi freschi. Chiamò tale composizione pesche Lohengrin ma, quella sera, a tavola, tutti le ribattezzarono pesche Melba.

Nellì Melba morì nel 1931 ma ancora oggi, più o meno consapevolmente, viene ricordata ogni qual volta che gelato, pesche e lamponi si uniscono per dar vita a una delle ricette più famose della pasticceria internazionale.

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