Archivio della categoria: Difficile

Minestra d’orzo e fagioli, sostanzioso primo piatto

L’ orzo è un cereale usato, nei Paesi europei, soprattutto per la preparazione della birra.

Si tratta di un cereale a grande adattabilità ecologica, ed è diffuso dalle regioni nordiche a quelle tropicali, dal livello del mare alle zone montane.

L’uso dell’orzo in grani, nelle ricette attuali, è la testimonianza diretta della cucina preistorica, quando, prima di scoprire la macinazione e l’abburattamento, gli uomini si accontentavano di far bollire i semi dei cereali, rendendoli commestibili.

L’orzo che entra nelle nostre cucine è quello decorticato che cuoce in tempo minore rispetto all’orzo integro, ed è più facilmente digeribile.

Si distinguono l’orzo mondo – o mondato – da cui si è tolto solo il primo rivestimento superficiale  del chicco e l’orzo perlato, completamente privo di crusca. E’ soprattutto il perlato ad essere scelto per la preparazione di minestre in brodo, mentre l’orzo mondo, più resistente alla cottura e dal sapore meno delicato, serve per preparare minestroni, zuppe e sostituisce la pasta in minestre sostanziose di fagioli.

Molto usata in passato, per preparare focacce e pani meno pregiati di quelli di farina di frumento – nella Bibbia se ne parla spesso – la farina d’orzo è quasi scomparsa.

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Omelette, un classico della cucina francese

L’omelette è una frittata di due o più uova (uno chef abile può arrivare ad otto, ma in casa è bene non superare le quattro o al massimo le sei) che, nell’ultima fase di cottura, viene ripiegata in due, come un grosso raviolo, o in tre parti, in modo da racchiudere una guarnizione, se la ricetta la prescrive, o semplicemente per conservare l’omelette morbida e “bavosa” nell’interno, mentre la superficie è leggermente dorata.

Il nome, secondo l’Academie des Gastronomes, verrebbe da un piatto dell’antica Roma, una frittata di uova e miele, detta ovamellita; nel Cinquecento, a Firenze, l’omelette era chiamata, per la sua forma “pesce d’uova” (nome che mantiene ancora oggi nella Sicilia orientale).

Per cuocere un’omelette occorre una padella di ferro (non lavata ma pulita con carta da cucina) o di materiale antiaderente leggermente unta d’olio o di burro.

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Monte Bianco: castagne, panna ed eleganza

Monte bianco è il nome di fantasia dato, in cucina e dai pasticceri, a composizioni diversissime tra loro per ciò che concerne i componenti, ma aventi tutte lo stesso aspetto di “montagnola” dal colore candido: più che di ricette, si tratta di presentazioni che, con una certa dose di fantasia, possono ricordare una cima coperta di neve.

In Italia, due vivande vengono indicate sulle liste dei ristoranti con questo nome: il baccalà ridotto a piccoli pezzi e disposto nel piatto come si è detto (e in tal caso, il “monte” è bianco anche all’interno), e la purea di castagne, coperta di chantilly.

Il Monte bianco di castagne deve essere consumato immediatamente altrimenti la “neve” si stacca e diminuisce di volume, specie se il dolce viene conservato in frigorifero.

Tale preparazione può essere trasformata in un vulcano sotto la neve inserendo sulla cima una scodellina metallica contenente un batuffolo di coltone idrofilo imbevuto di alcol puro, da incendiare al momento del servizio (da evitare, perchè velenoso, l’alcol denaturato).

Preparare questo dolce è un pò complesso ma i risultati vi ripagheranno in pieno delle vostre fatiche!

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Torta vellutata al cocco, dessert da sogno

Il coccotortavellutatalcocco è una pianta originaria dell’arcipelago indonesiano e diffusa, nell’antichità, in tutta l’area del Pacifico.

Fu scoperta dagli europei grazie all’apporto di spagnoli e portoghesi che ne poterono apprezzare le qualità durante l’esplorazione delle coste dell’America centro- meridionale; dal 1525 cominciarono a coltivarlo diffondendolo anche sulle coste orientali.

Si tratta di una pianta che cresce su tutta la fascia tropicale e che è molto sensibile al freddo; anche piccoli abbassamenti di temperatura possono farla marcire dalle radici.

E’ inoltre soggetta all’attacco del Rynchophorus ferrugineus, noto come Punteruolo Rosso delle palme. Questo parassita originario dell’Asia, si è diffuso prima in Medio Oriente e successivamente nel bacino del Mediterraneo, provocando la devastazione di intere coltivazioni di palme.

Il cocco si presenta in dei frutti molto grandi detti noci, protetti da un rivestimento particolarmente duro e coperto da filamenti.

Si può utilizzare fresco, liofilizzato, sotto forma di latte o di crema, od anche di farina.

Si tratta di un alimento molto versatile, utilizzato sia in preparazioni dolci che salate, queste ultime particolarmente apprezzate soprattutto nella cucina bahiana.

Un’abbinamento particolarmente gustoso è quello con il cioccolato. E la torta vellutata al cocco ne è un ottimo esempio!

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Come preparare il semifreddo alle tre mousse di cioccolato

semifreddo alle tre mousse di cioccolatoQuesto semifreddo è composto da 4 strati più la glassa finale che può sostituirsi con un’altra qualsiasi copertura come pasta di zucchero o panna.

Per la preparazione di tutta la torta conviene utilizzare uno stampo a cerniera rivestito di carta forno o pellicola.

La ricetta e le foto sono state gentilmente concesse da Valentina Lanzafame.

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